Kluivert si racconta: “Ammiravo mio padre, è stato un grandissimo”

Onefootball Andrea Agostinelli

"Sono grato di avere qualcuno così nella mia vita che possa darmi consigli preziosi".


Remember The Name è un video che il sito The Players Tribune ha voluto dedicare a Justin Kluivert e in cui l’attaccante olandese ha raccontato quali ostacoli ha dovuto superare per diventare un professionista, a partire dal peso del suo cognome.

“Quando porti il cognome Kluivert, tante persone si aspettano tantissimo da te, sin da quando sei piccolo. Nella mia testa, già a nove anni, mi dicevo: «Aspettate, ve lo farò vedere sul campo di cosa sarò capace». Nella casa dove sono cresciuto in Olanda, bastava saltare la staccionata ed eravamo subito sul campo di gioco. È lì che ho imparato a giocare a calcio, lì mi sono fatto le ossa e ho imparato le basi: giocando contro i ragazzi più grandi, cadendo, rialzandomi, perdendo e vincendo”.

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“Ammiravo mio padre, lui è stato un grandissimo giocatore. Anche io volevo diventare un calciatore come lui. Credo di aver lavorato duramente per essere un giocatore, facendo diversi sacrifici. Ho imparato molto da lui e sto ancora imparando. Sono grato di avere qualcuno così nella mia vita che possa darmi consigli preziosi. In questi giorni vedo ancora il suo nome spuntare quando si parla del calciatore più giovane a segnare in Champions League. È bello che abbia raggiunto quei record, ma poi penso «È stato molto bravo, ma era un attaccante e quindi doveva segnare» (ride, ndr)”.

“Sui miei scarpini c’è il mio cognome. Su quello sinistro c’è la bandiera dell’Olanda, la mia parte bianca, quella di mia madre. Sul destro ho le due bandiere del Suriname e di Curaçao, la nazionalità di mio padre e anche la mia. Sul piede sinistro c’è anche la bandiera di Amsterdam, perché è il posto dove sono cresciuto”.