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Giovanni Armanini

Perchè non esisterà mai un Ajax italiano


Per essere l’Ajax devi avere i tifosi dell’Ajax. Ve li immaginate i tifosi della prima squadra italiana ad aspettare 20 anni tra una semifinale di Champions League e l’altra?

Da noi alla seconda sconfitta il gioco viene messo in discussione, gli allenatori pure, ora saltano pure i diesse. Figuratevi dopo 4 secondi posti di fila, per una squadra abituata a vincere anno si anno no l’Eredivisie.

Da noi non possono esistere un Ajax (o un Barcellona, stesso DNA) che antepongono il gioco al risultato, semplicemente perché da noi il risultato è il fine unico.

Il risultato è l’unico linguaggio che i tifosi conoscono, lo dimostrano le altalenanti presenze allo stadio. Anche nei momenti migliori della storia di un club c’è sempre una contestazione in atto.

Solo società che hanno una vocazione sociale e identitaria (la squadra del ghetto, la comunità catalana, quella basca) e che riescono a mantenere questa loro identità a dispetto dei tempi si possono avere risultati come quelli che sta avendo l’Ajax in questo momento.

Da noi non si può semplicemente perché il calcio è il gioco dei ricchi, delle plusvalenze, dei salotti e dei potentati locali.

E questo è talmente vero che da anni i ricchi preferiscono fondare loro club senza storia per non doversi sobbarcare l’impiccio della gente intorno. Le chiamano favole e fanno rima con stadi vuoti, mecenatismo e comitati d’affari.

L’Ajax a fine gennaio è stata pesantemente contestata dopo un 6-2 subito dal Feyenoord. Che poi perse con l’Heracles e il Real Madrid ma che da allora ha svoltato.

Non veniva contestato il gioco ma soprattutto le scelte di Overmars, i 16 milioni spesi per Blind e i 12 per Tádic.

Nell’analisi di quanto fatto dall’Ajax c’è tuttavia un grande assente. L’Ajax non ha vinto contro la Juve perché corre di più, per il calcio totale, per la sua tattica.

L’Ajax ha battuto la Juve perché in 180’ ha presentato una tecnica individuale che sommata ha dato un valore superiore a quello della Juventus.

Perdonatemi la banalità: questo Ajax ha basi più solide della Juve perché stoppa, passa e tira il pallone meglio.

Come ci diceva da piccoli un nostro allenatore, grande esperto di calcio (traduco in forma edulcorata dal dialetto bresciano): “Una squadra gioca bene a calcio se prima di tutto i suoi calciatori hanno i piedi buoni”.

Poteva sembrare una sciocchezza ma non lo era.  Se questo Ajax si basasse sulla pura tattica non andrebbe da nessuna parte.

E se la tecnica non fosse cosi rilevante non avremmo assistito in questo decennio alle partite della peggiore Olanda degli ultimi 30 anni, una Olanda che ora torna protagonista grazie a una nuova generazione di nati tra il 95 e il 2000.

Il calcio è tecnica applicata, ed è pure tattica. Ma la prima è più importante perché meno facile da imparare rispetto alla seconda. Entrambe, naturalmente, vanno insegnate e coltivate.

L’Ajax lo fa straordinariamente bene perché ha un metodo che gli permette di sfornare giocatori dal valore medio, trovandone ciclicamente di molto validi e raramente di validissimi.

Quest’anno si sono create le condizioni per una nuova grande Ajax, 20 anni dopo.

Per essere l’Ajax ci vuole questa paziente costanza. Per questo non esisterà mai un Ajax italiano.